giovedì 24 maggio 2012

MI MANDA BB


Riprendiamo il discorso con un po' di segnalazioni letterarie:

La (sempre più bella) rivista “Inutile” ha da poco pubblicato il suo 49° numero, uno speciale composto esclusivamente da liste. Numerosi autori hanno scritto la loro speciale lista per la rivista, tra questi: Antonio Pascale, Giusi Marchetta, Violetta Bellocchio, Matteo De Simone, Gianluigi Ricuperati. Ce n’è anche una mia. “Inutile” costa solo 2 euro come ebook e 5 in edizione cartacea a colori con comoda spedizione a casa. Lo trovate qui.

Boring machines”, il blog letterario di Gianluca Didino è proprio bello. Io ci sono capitato per via di una splendida recensione che ha scritto di “Una traccia del mio amore”, ma poi ho scoperto che è pieno di contenuti interessanti. Adesso è una delle mie letture fisse. 

A proposito di “Una traccia del mio amore”, lo sapete che Indiana ha aperto un tumblr dove trovate foto, recensioni e poesie inedite dell’evanescente e misterioso Douglas A. Martin? Eccolo qui.

Per chi legge l’inglese invece questa settimana è nato uno dei più attesi magazine letterari degli ultimi tempi: la rivista americana “Electric Literature” lancia il settimanale digitale intitolato “Reccomanded reading” che, ogni sette giorni, pubblicherà una singola storia inedita di un importante autore. L’idea alla base della rivista è che, in un periodo di tanti e tali stimolazioni, un magazine dedicato a un solo racconto consigliatissimo serve ad aiutare il lettore sovraccarico di distrazioni. Se vi riconoscete nel profilo, abbonatevi gratis qui

Infine, parlando di riviste letterarie in suolo nostrano, chi abita a Bologna o in zona non può moralmente perdersi l’appuntamento con la nuova edizione del B.I.R.R.A. (Bagarre Internazionale delle Riviste Alternative), dove da venerdì a domenica troverete le migliori riviste autoprodotte e i più interessanti birrifici artigianali in esposizione. Bevete e leggetene tutti. Amen. (Questo è il programma, io farò un salto domenica in giornata).


lunedì 21 maggio 2012

SI', LO SO

E' da venti giorni che non aggiorno il blog, ma abbiate comprensione: c'è stata la finale di "Quelli che il calcio", il salone del libro di Torino, due libri da editare in tempi stretti e qualche giorno di vacanza che mi sono preso post-tutto. Questa settimana ritorno, giuro. Ho anche un sacco di cose da riferirvi.



mercoledì 2 maggio 2012

LA TERZA TRACCIA


Arriva in questi giorni in libreria il terzo volume della collana “Tracce” che seguo per Indiana editore. Dopo l’esordio rock di Ago Panini con “L’erba cattiva” e il tormento lirico di “Una traccia del mio amore” di Douglas A. Martin, è giunto il momento di un romanzo dall’indiavolato ritmo funky: “Fatti da parte” dell’americano Ben Greenman.
Greenman è un critico musicale e redattore del New York Times e in Italia aveva già pubblicato anni fa per Dalai editore “Superpessimo”, una geniale raccolta di racconti.


Questo romanzo è la storia di un musicista di colore, Rock Foxx, che fonda una band a San Francisco e arriva a conquistare le classifiche americane, raggiungendo un successo stratosferico, per poi doverne affrontare le pesanti conseguenze a livello emotivo, artistico e sentimentale. 
La scrittura di Greenman è scattante e dinamica, seguiamo la parabola di Foxx come se assistessimo a un film appassionante: sale d’incisione, concerti, interviste in tv, party in piscina a base di ragazze e droga, lunghi tour attraverso gli States, scontri fra i membri della band, il tormentato rapporto con la moglie rimasta a casa... Quella di Foxx è una vicenda umana coinvolgente perché suona estremamente vera e credibile. Ad aumentare il senso di realismo della storia contribuisce il fatto che Greenman ha inserito questo personaggio immaginario in un contesto reale: la storia di Rock Foxx si svolge sullo sfondo della Summer of love californiana, degli scontri razziali, del concerto di Woodstock e nel romanzo compaiono rockstar reali, come Mick Jagger e Nancy Sinatra. 
“Fatti da parte” è una bomba, un libro nel quale ci si tuffa e ci si lascia trasportare come in un vagoncino sulle montagne russe. Per di più scritto da uno che Dave Eggers ha definito un autore “incapace di scrivere qualcosa di banale”. 


martedì 17 aprile 2012

WEB SCRITTURE 2.0


Perché, diciamocelo, uno lo fa a istinto, ma mica lo sa se va bene o no.
Tipo: aprire un blog, gestirlo nel modo giusto. O il senso preciso di Pinterest. 
In questi giorni, navigando in giro, ho trovato tre articoli che mi sono parsi particolarmente interessanti e ve li ripropongo.

Il primo è un saggio di Rob Beschizza, uno degli editor di Boing Boing (il blog più letto al mondo) ed è un discorso che ha tenuto al Washington & Jefferson College su “Come usare un blog”. Pieno di spunti e indicazioni utili. (In inglese)

Il secondo è una “Guida in cinque punti su come usare Tumblr” della giornalista Rachel Fershleiser, semplice ed efficace. (In inglese)

Infine un ottimo saggio del giornalista italiano Fabio Deotto che illustra i  motivi del successo esponenziale ottenuto da Pinterest nel giro di poche settimane. Si intitola: “Ecco perché non saremo tutti editori”. 

Poi non dite che non vi penso.


sabato 14 aprile 2012

HANNO INCISO L'UOMO RAGNO


Sarà che da sempre ho una passione per le cover, e più strane sono meglio è. Paul Weller in versione rap giapponese? Ce l’ho. Carla Bruni che interpreta David Bowie acustico? Ce l’ho. I Kraftwerk in versione salsa? Ce l’ho. Cover heavy metal degli Abba? Pure. Insomma, una vasta collezione, sia fisica che digitale, in continua espansione. (Un giorno condividerò delle chicche, appena scopro il modo migliore per farlo). 
Sarà per questo, dicevo, che proprio non capisco il clamore (relativo) che ha scatenato su blog e siti musicali la pubblicazione di “Con due deca”, la compilation di cover degli 883 da parte di diverse band del panorama indie italiano, prodotta e distribuita gratuitamente questa settimana da rock.it.
Si sono levati gli scudi: fan indignati all’idea che i loro beniamini si prestassero a rifare le canzoni di Max Pezzali, scrittori preoccupati di rivalutazioni storiche e culturali, puristi dell’indie disgustati dall’accostamento tra pop di massa e musica d’elité, commenti sprezzanti sullo stesso sito che ha lanciato l’operazione... In pratica, tutti scontenti. 
Io proprio non capisco. Da cultore delle cover, so bene che il senso dell’operazione sta tutto nel lavoro di chi rifà il pezzo. Inventare un nuovo arrangiamento, dare una veste inedita, modificare ritmi e melodie, aggiungere o variare il testo: ogni brano diventa un banco di prova per la creatività dell’artista. Il valore culturale o musicale dall’originale di partenza è del tutto ininfluente. 
Personalmente accoglierei con entusiasmo un cover project dedicato ai Nirvana quanto uno dedicato a Ivana Spagna. Certo, il tributo a Cobain sarebbe assai più scontato di quello alla tremenda Spagna, ma fremerei di curiosità per entrambi.
Non sono mai stato un fan degli 883, direi piuttosto che mi hanno sempre lasciato indifferente. Tuttavia non riesco a vedere in questo album di riletture alcun pericolo di revisionismo culturale. Il pubblico è meno cretino di quanto lo si dipinge. Non sarà un tributo a rendere Max Pezzali improvvisamente un maitre à penser. Gli 883 sono e resteranno un gruppo adolescenziale da radio in spiaggia, con buona pace di tutti. Invece trasformare “Hanno ucciso l’uomo ragno” in una ballata country (Numero 6), “Una canzone d’amore” in un pop-song vintage alla francese (Casa del mirto), “La regina del Celebrità” in versione electropop con testo gay al maschile (Egokid), “La regola dell’amico” in un rap interamente modificato (“La regola di D’Amico” di Dargen D’Amico) o “Nessun rimpianto” in un elegiaco canto gregoriano (Dimartino), sono operazioni quantomeno divertenti da scoprire. 



venerdì 13 aprile 2012

SOCIALISMO (E BARBARIE)

Ah, non so se ve l'avevo comunicato prima, ma da un po' di tempo (come tutti) anch'io sono su Twitter e su Pinterest.
Mi trovate su Twitter @matteobbianchi e su Pinterest qui.



giovedì 5 aprile 2012

LA RICETTA DELLA FELICITA’

Siamo felici, almeno un po’, tutti i giorni? Quanto dura la felicità? E’ quantificabile, è misurabile, anche quando si tratta di piccole gioie quotidiane? 
Partendo da queste domande qualche anno fa un mio amico, lo scrittore Valerio Millefoglie, ha stilato una tabella e, inventandosi “Dottore”, ha cominciato a distribuirla in giro a conoscenti e (soprattutto) a sconosciuti. I soggetti reclutati dovevano segnare sulla griglia quante volte nel corso di una giornata potevano considerarsi felici, quanto durava la sensazione e a da cosa era provocava. Tutto era valido: poteva trattarsi anche di pochi secondi e di motivi futili, come un buon caffè o il sorriso di un collega in ufficio. L’importante era segnarli.  I soggetti presi in esame erano dei più disparati: l’anziana vedova, il musicista rock, le ragazzine adolescenti, un gruppo di extracomunitari, i fedeli di una comunità di preghiera... Un’umanità varia, che poteva rappresentare un campionario umano significativo. 
Valerio utilizzava queste tabelle nei suoi reading. In seguito a un doloroso evento privato (la morte del padre),  ha deciso di riprenderle in esame e di provare a scriverne, nel tentativo di ritrovare per se stesso un po’ di felicità attraverso la felicità degli altri.
Oggi questo materiale è diventato un libro: “L’attimo in cui siamo felici” (Einaudi Stile Libero). La definizione di romanzo che campeggia in copertina è approssimativa: il testo in effetti è qualcosa di indefinibile, l’incrocio fra un memoir, un saggio, un esperimento scientifico, una sperimentazione letteraria.  Post-post-post-modernismo. 
Certamente una delle cose più originali e toccanti che vi capiterà di leggere quest’anno.